Carenza Vitamina D | Cause, Sintomi | Dieta, Integratori, Rimedi

In questo articolo parliamo della Carenza di Vitamina D, delle Possibili Cause, dei suoi Sintomi e delle Possibili Complicanze. Quali Esami per la Diagnosi? Informazioni sulla Dieta, su Cosa Mangiare e sull'Uso Corretto degli Integratori di Vitamina D

In questo articolo parliamo della Carenza di Vitamina D, delle Possibili Cause, dei suoi Sintomi e delle Possibili Complicanze. Quali Esami per la Diagnosi? Informazioni sulla Dieta, su Cosa Mangiare e sull'Uso Corretto degli Integratori di Vitamina D
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Che Cos'è

La carenza di vitamina D è una delle carenze nutrizionali più comuni al mondo.

Secondo uno studio 1, il 41,6% degli adulti negli Stati Uniti presenta una carenza di vitamina D; la percentuale sale ulteriormente al 69,2% negli ispanici e all'82,1% negli afro-americani.

Il colore della pelle è in effetti un elemento importante quando si parla di carenze di vitamina D.

Questa vitamina, infatti, si ottiene principalmente attraverso un'esposizione sufficiente alla luce solare. In tal senso, la pelle chiara permette di catturare maggiori quantità di vitamina D, poiché la melanina (il pigmento che dona alla pelle un colore scuro) agisce come un filtro, bloccando le radiazioni solari e riducendo la sintesi della vitamina D.

Quando si parla della carenza di vitamina D è comunque opportuno distinguere tra:

  • carenze franche di vitamina D, che riducono la mineralizzazione delle ossa portando a malattie come il rachitismo nei bambini e l'osteomalacia negli adulti;
  • carenze subcliniche di vitamina D, caratterizzate da sintomi lievi, sfumati e difficilmente riconoscibili, come dolori muscolari, debolezza e scarsa efficienza fisica.

Mentre le carenze franche sono molto rare nella popolazione occidentale, e legate perlopiù a quadri patologici ben definiti, le carenze subcliniche sono molto diffuse.

Una carenza subclinica di vitamina D è particolarmente frequente anche in Italia, specie negli anziani e nei mesi invernali.

Si parla di carenza subclinica in quanto non si tratta di gravi deficit (responsabili di manifestazioni severe), bensì di carenze perlopiù lievi o moderate da cui dipende una sintomatologia sfumata ma che impatta negativamente sul benessere generale dell'organismo (non solo a livello osseo).

  • Classicamente, gli studi hanno indicato che la carenza di vitamina D è correlata all'osteoporosi, alla ridotta densità minerale ossea e all'aumentato rischio di cadute e fratture negli anziani.
  • In epoche più recenti, si è visto che le persone con bassi livelli di vitamina D sembrano avere un rischio maggiore anche di malattie cardiache, diabete (tipi 1 e 2), cancro, demenza e malattie autoimmuni come la sclerosi multipla 2.
  • Inoltre, la carenza di vitamina D è legata a una ridotta aspettativa di vita, quindi a un aumento della mortalità 3, 4, 5.

Cause

Le cause della carenza di vitamina D vanno ricercate in:

  • una ridotta esposizione solare;
  • un apporto dietetico inadeguato e una ridotta efficienza epatica e/o renale.

Tra i più comuni fattori di rischio per la carenza di vitamina D ricordiamo:

  • Avere la pelle scura: come abbiamo visto, le persone con una carnagione scura sintetizzano meno vitamina D quando esposte alla luce solare (rispetto a quelle con la pelle chiara).
  • Vivere lontano dall'equatore dove c'è poco sole tutto l'anno.
  • Usare una protezione solare quando ci si espone al sole: le pratiche di protezione solare, compresa la limitazione dell'esposizione al sole, l'uso di indumenti e cappelli protettivi e l'applicazione di filtri solari, ostacolano l'esposizione della pelle alla luce del sole, riducendo la produzione di vitamina D.
    Da notare che l'applicazione di una crema solare (2 mg/cm2) con un fattore di protezione solare (SPF) pari a 10, blocca la radiazione UVB del 90% 6.
  • Stile di abbigliamento nascosto: ad esempio le donne mediorientali che indossano un velo e coprono la pelle per motivi religiosi o culturali.
  • Essere anziani: gli anziani hanno una ridotta capacità di sintetizzare la vitamina D nella pelle quando esposti alle radiazioni UVB; inoltre, hanno maggiori probabilità di rimanere in casa o di usare la crema solare, che impedisce la sintesi di vitamina D.
  • Essere sovrappeso od obesi: una volta che la vitamina D viene sintetizzata nella pelle o ingerita, può essere sequestrata nelle riserve di grasso corporeo, rendendola meno biodisponibile per le persone con massa grassa corporea più elevata.
  • Sindromi da malassorbimento: la carenza di vitamina D è comune tra le persone con fibrosi cistica e con malattie del fegato o del pancreas, a causa del ridotto assorbimento di vitamina D nella dieta.
  • Malattie infiammatorie intestinali: le persone con una malattia infiammatoria dell'intestino come il morbo di Crohn sembrano essere a maggior rischio di carenza di vitamina D, specialmente quelle che hanno subìto resezioni intestinali.
  • Carenza alimentare di vitamina D: i pesci grassi come salmone, aringa e sgombro sono fonti di vitamina D, così come le uova e i cibi artificialmente arricchiti di questa vitamina; le persone che non consumano questi alimenti, come i vegani, hanno un rischio maggiore di sviluppare carenze di vitamina D.
  • Carenza alimentare di magnesio: risultati recenti suggeriscono che un'elevata assunzione di magnesio può ridurre il rischio di insufficienza di vitamina D, e viceversa.
    Il magnesio regola l'attività di alcuni enzimi critici nel metabolismo della vitamina D, il che spiegherebbe come la carenza di magnesio influenzi negativamente anche lo stato della vitamina D.

Carenza di Vitamina D nei Neonati

Anche i neonati che hanno la pelle scura e/o ricevono poca esposizione solare, se alimentati esclusivamente con latte materno, potrebbero sviluppare carenze di vitamina D.  L'American Academy of Pediatrics raccomanda che tutti i bambini allattati al seno e parzialmente allattati al seno ricevano un supplemento di vitamina D per via orale di 400 UI/die 7.

Sintomi e Complicazioni

La carenza di vitamina D può essere asintomatica, ma può anche causare diversi problemi, soprattutto a livello osseo ma non solo.

La vitamina D svolge un ruolo cruciale nell'assorbimento del calcio e nel metabolismo osseo. Una sua carenza può causare:

  • Osteomalacia: una disfunzione ossea che si verifica esclusivamente negli adulti ed è caratterizzata da debolezza muscolare prossimale e fragilità ossea.
  • Osteoporosi: una condizione caratterizzata da ridotta densità minerale ossea e maggiore fragilità ossea.
  • Aumento del rischio di fratture
  • Rachitismo: una malattia infantile caratterizzata da una crescita insufficiente e deformità delle ossa lunghe. Il primo segno di carenza subclinica di vitamina D è il craniotape, che rappresenta un'anormale rammollimento o assottigliamento del cranio.

Una carenza di vitamina D è collegata anche ad altri sintomi:

  • Debolezza e dolore muscolare: la carenza di vitamina D provoca debolezza muscolare e dolore nei bambini e negli adulti 8, 9, 10; a sua volta, la perdita di forza muscolare contribuisce ad aumentare il rischio di fratture ossee e di caduta, soprattutto nelle persone anziane
  • Depressione: l'ipovitaminosi D è un fattore di rischio per la depressione, in particolare negli anziani. 
    Alcuni studi hanno rilevato che bassi livelli di vitamina D sono correlati a sentimenti depressivi e che l'assunzione di vitamina D in persone carenti contribuisce a migliorare la depressione, inclusa la depressione stagionale che si verifica durante i mesi più freddi 11, 12.
  • Aumentata suscettibilità alle infezioni: la vitamina D è importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario, con funzioni immunostimolanti e antinfiammatorie.
    Diversi studi osservazionali hanno mostrato un collegamento tra carenza di vitamina D e aumentata incidenza di infezioni del tratto respiratorio, come raffreddori, bronchiti e polmoniti  13, 14.
  • Contrazioni muscolari (fascicolazioni): sono comunemente osservate a causa della riduzione del calcio ionizzato, derivante da una bassa disponibilità di vitamina D 15.
  • Parodontite: infiammazione dei tessuti di sostegno dei denti, con perdita ossea locale che può causare perdita dei denti 16
  • Alterata guarigione delle ferite: La lenta guarigione delle ferite dopo un intervento chirurgico o una lesione può essere un segno che i livelli di vitamina D sono troppo bassi 17.
  • Perdita di capelli: Bassi livelli di vitamina D sono legati all'alopecia areata e possono essere un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia 18, 19, 20.

Esami e Diagnosi

I livelli di vitamina D possono essere facilmente determinati con un esame del sangue.

Il medico può decidere di prescrivere il suddetto esame dopo aver analizzato i fattori di rischio specifici per una carenza di Vitamina D.

Come guida generale:

la carenza di vitamina D è definita, dalla maggior parte degli esperti, come un livello di 25-idrossivitamina D3 [calcifediolo - 25(OH)D] inferiore a 20ng per millilitro (50mmol/L).

Durante l'estate sarebbe invece necessario raggiungere livelli superiori alla soglia di carenza, nell'ordine di 60-70nmol/L.

Interpretazione dei livelli ematici di 25(OH)D.
Definizione nmol/L ng/ml
Carenza < 50 < 20
Insufficienza 50-75 20-30
Eccesso >250 >100
Intossicazione > 375 >150

Epidemiologia

La percentuale di popolazione stimata per avere una carenza di vitamina D varia in base alla soglia utilizzata per definire tale carenza 21, 21a.

Percentuale di Popolazione statunitense Definizione di insufficienza
69,5% - 77% 25(OH)D inferiore a 30 ng / mL
36% 25(OH)D inferiore a 20 ng / mL
6% 25(OH)D inferiore a 10 ng / mL

Quanto è diffusa la carenza di vitamina D in Italia?

La carenza di vitamina D è particolarmente frequente in Italia, specie negli anziani e nei mesi invernali; la carenza è tanto comune e di tale entità che l'86% delle donne italiane sopra i 70 anni presenta livelli ematici di 25(OH)D inferiori ai 10 ng/ml alla fine dell'inverno 22.

Questo rilievo assume aspetti drammatici nei soggetti istituzionalizzati o con altre patologie concomitanti, sia per la scarsa esposizione solare che per squilibri dietetici.

In persone di età superiore a 70 anni (e in maniera crescente con l'avanzare dell'età) che non assumono supplementi di vitamina D, questa carenza vitaminica ha una prevalenza vicina al 100%.

Secondo la Società italiana dell'Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS),

  • in Italia l'80% della popolazione sarebbe carente di Vitamina D 23.
  • l'insufficienza di vitamina D interessa circa il 50% dei giovani nei mesi invernali.
  • i dati epidemiologici consentono di presumere carenti TUTTI gli anziani italiani che non stiano assumendo supplementi.

Cosa Mangiare

La vitamina D si trova naturalmente solo in alcuni alimenti, come:

  • alcuni pesci grassi (sgombro, salmone, sardine),
  • oli di fegato di pesce,
  • uova di gallina che sono state nutrite con vitamina D,
  • funghi esposti alla luce solare o ai raggi UV.

Un'altra fonte importante è rappresentata dai cibi artificialmente arricchiti di vitamina D (in alcuni Paesi, gli alimenti di base come il latte, la farina e la margarina sono artificialmente fortificati con Vitamina D; tale pratica NON è tuttavia diffusa in Italia).

L'alimentazione in Italia fornisce in media circa 300 UI/ die, per cui quando l'esposizione solare è virtualmente assente debbono essere garantiti supplementi adeguati.

Rimedi e Integratori

Esposizione Solare

Si stima che, mediamente, la dieta sia in grado di soddisfare soltanto il 20% delle esigenze di vitamina D dell'organismo, motivo per cui la sintesi cutanea è a dir poco fondamentale.

L'esposizione alla luce solare può fornire alla maggior parte delle persone l'intero fabbisogno di vitamina D. 

Il tempo di esposizione al sole necessario per un'adeguata sintesi di Vitamina D varia in base alla stagione, al luogo, al tipo di pelle e all'area del corpo esposta.

A latitudini di circa 40 gradi nord o 40 gradi sud (tipiche del centro Italia), non vi è una sufficiente radiazione UVB disponibile per la sintesi di vitamina D da novembre all'inizio di marzo.

Secondo quanto suggerito dalle linee guida, i tempi di esposizione al sole consigliati per la salute delle ossa, sarebbero pari a:

  • 5-10 minuti, quasi ogni giorno d'estate, a metà mattina o a metà pomeriggio (d'estate le ore centrali sarebbero da evitare per l'effetto dannoso dei raggi UV sulla salute cutanea);
  • 7-30 minuti (secondo la latitudine) d'inverno, quasi ogni giorno durante le ore centrali (intorno a mezzogiorno).

Integratori di Vitamina D

Negli Stati Uniti e in Canada, a partire dal 2016 la quantità di vitamina D raccomandata è:

  • 400 UI / giorno fino al primo anno di vita
  • 600 UI / giorno per soggetti di età compresa tra 1 e 70 anni (anche durante la gravidanza e l'allattamento)
  • 800 IU / giorno per soggetti di età superiore a 70 anni.

L'alimentazione in Italia fornisce in media circa 300 UI/die, per cui quando l'esposizione solare è virtualmente assente debbono essere garantiti supplementi per almeno 300-500 UI/die.

La maggior parte degli integratori di vitamina D disponibili senza prescrizione medica contiene colecalciferolo (vitamina D3), spesso in dosi pari a 400 UI.

Importanza della personalizzazione del dosaggio

Per stabilire la corretta dose integrativa di vitamina D, andrebbe sempre valutata la situazione individuale, prendendo in esame i vari fattori di rischio di carenza e il dosaggio ematico della Vitamina.

In altri termini, se dosi di 2.000 UI/die in soggetti anziani con scarsa esposizione solare possono essere considerate assolutamente sicure (e in alcuni casi persino insufficienti), la stessa dose potrebbe non essere altrettanto sicura (in termini di rischi da eccesso) per l'uso a lungo termine da parte di soggetti giovani con pelle chiara e frequente esposizione solare.

Viceversa, in presenza di precarie condizioni nutrizionali o sindromi da malassorbimento intestinale, e in caso di somministrazione di alcuni farmaci (ad esempio anticonvulsivanti o glucocorticoidi), sarebbe opportuno aumentare le dosi di Vitamina D rispetto a quanto suggerito o ricorrere alla somministrazione parenterale.

Boli di Vitamina D

La vitamina D va normalmente somministrata per via orale, limitando l'utilizzo della via intramuscolare ai pazienti con severe sindromi da malassorbimento.

La dose di vitamina D consigliata per via orale viene normalmente espressa come posologia giornaliera.

Tuttavia, a parità di dose cumulativa, la vitamina D può anche essere somministrata attraverso boli settimanali. Per migliorare l'aderenza al trattamento è possibile ricorrere anche a boli mensili o trimestrali; in tal caso le dosi equivalenti, secondo alcuni Autori, dovrebbero essere maggiori di quelle giornaliere o settimanali cumulative.

Naturalmente si tratta di scelte di competenza esclusivamente medica, per cui l'indicazione di dosaggi specifici in questi casi esula dalle finalità informative di questo articolo.

Potenziali Benefici

Potenziali Vantaggi dell'assunzione di vitamina D in soggetti sani

La crescente mole di studi sugli effetti pleiotropici della Vitamina D (cardioprotettivi, antinfiammatori, nefroprotettivi, insulino-sensibilizzanti, antinfiammatori e di sostegno immunitario), unitamente alle evidenze circa il dilagare di una carenza subclinica di questa vitamina, ha dato forte impulso alla diffusione di integratori specifici o arricchiti con Vitamina D.

Ecco alcuni potenziali benefici di questi prodotti:

  • Rischio ridotto di osteoporosi, cadute e fratture. Dosi più elevate di vitamina D possono aiutare a prevenire l'osteoporosi, le cadute e le fratture negli adulti più anziani 24.
  • Migliore forza. La vitamina D può aumentare la forza fisica sia negli arti superiori che in quelli inferiori 25.
  • Mortalità ridotta. Alcuni studi suggeriscono che la vitamina D riduce il rischio di morte delle persone, indicando che potrebbe aiutare a vivere più a lungo 2627.
  • Prevenzione dell'ipertensione. I risultati di studi osservazionali e clinici suggeriscono un ruolo della vitamina D nell'abbassamento della pressione sanguigna 28, 29.
  • Prevenzione del cancro. La vitamina D può aiutare a prevenire il cancro. Uno studio ha rilevato che 1.100 UI al giorno - a fianco del calcio - riducono il rischio di cancro del 60% 3031.
  • Gestione della depressione. Gli studi dimostrano che la vitamina D può alleviare i sintomi nelle persone con depressione clinica 32.
  • Riduzione del rischio di diabete di tipo 1. Uno studio su neonati ha collegato l'assunzione di 2.000 UI di vitamina D al giorno a un rischio ridotto del 78% di diabete di tipo 1 33.
  • Migliore gestione del diabete di tipo 2: la carenza di vitamina D potrebbe influenzare negativamente l'omeostasi del glucosio e causare una ridotta tolleranza al glucosio e insulino-resistenza 34.
    Attualmente, prove limitate suggeriscono che la supplementazione di vitamina D può migliorare la sensibilità all'insulina nei soggetti con intolleranza al glucosio e con diabete di tipo 2 35, 36, 37, 38.
  • Prevenzione delle malattie autoimmuni: studi ecologici hanno rilevato che la prevalenza delle malattie autoimmuni aumenta con l'aumentare della latitudine, suggerendo che una minore esposizione alle radiazioni UVB e le diminuzioni associate nella sintesi della vitamina D cutanea possono avere un ruolo nella patologia di queste malattie.
    I risultati di diversi studi prospettici di coorte suggeriscono anche che uno stato adeguato di vitamina D a diverse età (compresa la vita intrauterina, la prima infanzia e durante l'adolescenza) potrebbe ridurre il rischio di malattie autoimmuni, come diabete mellito di tipo 1, sclerosi multipla, lupus eritematoso sistemico e artrite reumatoide 39.
  • Malattie neurodegenerative: studi clinici randomizzati stanno attualmente valutando se la supplementazione di vitamina D possa limitare il deterioramento cognitivo e la progressione della malattia nei soggetti con malattie neurodegenerative, come morbo di Parkinson e di Alzheimer.
  • Recenti studi preliminari hanno dimostrato che l'integrazione di vitamina D può offrire promettenti miglioramenti anche nella gestione della dermatite atopica (eczema) e del morbo di Crohn.

Tuttavia, molti di questi potenziali benefici emergono da studi assolutamente preliminari. In accordo con una recente revisione 40, sono quindi necessarie ulteriori prove per confermare tali vantaggi.

Pertanto, in assenza di specifiche condizioni di carenza, non vi sono ragioni documentate per giustificare l'integrazione massiccia di Vitamina D, che può dar luogo a tossicità acuta o cronica con comparsa di nausea, diarrea, ipercalciuria, ipercalcemia, poliuria e calcificazione dei tessuti molli.

Avvertenze

  • Se ritieni di essere a rischio di una carenza di Vitamina D, esponi le tue preoccupazioni al medico per valutare l'opportunità di sottoporti a un dosaggio ematico (esame del sangue) della vitamina.

Nel caso tu stia già assumendo un integratore o un farmaco a base di Vitamina D, ricorda di:

  • Non superare la dose giornaliera consigliata dal medico o riportata in etichetta e/o nel foglio illustrativo.
  • Tenere il medicinale o l'integratore lontano dalla vista e dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni.
  • Gli integratori di Vitamina D non vanno intesi quali sostituti di una dieta variata, equilibrata e di un sano stile di vita.
  • L'assunzione di integratori di Vitamina D in presenza di condizioni patologiche o situazioni particolari, o se si sta seguendo una terapia farmacologica, è consigliata soltanto sotto controllo del medico che, conoscendo approfonditamente il quadro clinico del paziente, saprà dare i migliori consigli.
  • Gli effetti indesiderati segnalati con l'uso degli integratori di vitamina D sono i seguenti:
    • reazioni allergiche.
    • debolezza, perdita di appetito (anoressia), sete
    • sonnolenza, stato confusionale
    • mal di testa
    • stitichezza, emissione di gas (flatulenza), dolore alla pancia, nausea, vomito, diarrea, gusto metallico, secchezza della bocca
    • eruzione della pelle, prurito
    • eccessivo deposito di calcio nei reni (nefrocalcinosi), aumentata quantità di urina escreta (poliuria), sete intensa (polidipsia), malattia dei reni (insufficienza renale).
    • livelli aumentati di calcio nel sangue (ipercalcemia) e nelle urine (ipercalciuria).

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