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-->Il miele di manuka è una tipologia particolare di miele monofloreale, di origine neozelandese e australiana.
Come ricorda il nome stesso, il miele di manuka viene prodotto dalle comuni api mellifere (Apis mellifera), a partire dal nettare raccolto dai fiori del cespuglio di manuka.
Il manuka (Leptospermum scoparium) è una pianta originaria della Nuova Zelanda e dell'Australia, che appartiene alla stessa famiglia (Myrtaceae) del Tea Tree, di cui fanno parte anche Cajeput, Niaouli e Kanuka.
Tutte queste piante sono note per le straordinarie proprietà antibatteriche dei loro oli essenziali, che vengono estratti per distillazione in corrente di vapore delle foglie.
Per approfondire: Olio Essenziale di Manuka - Proprietà Curative e Benefici
Similmente agli oli essenziali, la popolarità del miele di manuka è dovuta alle sue proprietà antibatteriche, che lo rendono potenzialmente utile nel trattamento di varie condizioni lesive, infettive e infiammatorie della pelle.
Il miele (non solo quello di Manuka) è stato tradizionalmente utilizzato nel trattamento di abrasioni, ustioni e piccole ulcere e ferite cutanee infette.
Sebbene questa sua applicazione sia stata soppiantata dall'avvento degli antibiotici moderni, l'aumento dei fenomeni di resistenza batterica e il rinnovato interesse per le "medicine naturali", hanno riportato in auge l'utilizzo del miele per questi scopi medicinali.
Il miele, soprattutto quello di manuka, contiene diversi componenti bioattivi, che possono accelerare il processo di guarigione delle lesioni cutanee.
Le proprietà antisettiche e cicatrizzanti del miele di Manuka sono state confermate da diversi studi in vitro e da qualche indagine clinica, che ne hanno testato l'utilità:
Nel mondo farmaceutico, diverse aziende hanno sperimentato e commercializzato con successo medicazioni, pomate, gel e garze imbevute di miele di manuka.
Diverse medicazioni a base di miele di manuka (es. Medihoney, Algivon, Eclypse Boot) sono state introdotte in commercio per essere utilizzate nella gestione delle ferite cutanee di diversa natura, facilitando la riparazione del tessuto lesionato e opponendosi alla proliferazione batterica locale.
Va da sé che, aldilà degli altri componenti strutturali e funzionali della medicazione, il miele di manuka presente in queste medicazioni viene opportunamente sterilizzato, tipicamente per esposizione a raggi gamma, in modo da evitare che eventuali spore non neutralizzate dall'attività antibatterica del miele stesso germinino in presenza di una diluizione. Solo i mieli trattati in questo modo possono essere registrati come dispositivi medici.
Diversi studi clinici hanno dimostrato come queste medicazioni a base di manuka siano efficaci nel debellare le infezioni batteriche cutaneee e favorire la guarigione delle ferite 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8. Queste medicazioni sono state sperimentate con successo soprattutto nella cura di ustioni (soprattutto con presenza di slough), delle ferite del piede diabetico, delle ulcere venose, delle ferite chirurgiche e delle lesioni cutanee con presenza d'infezione.
Ciò che non è assolutamente confermato dalla scienza è l'estensione - che spesso viene fatta con finalità commerciali - delle proprietà antisettiche del miele di Manuka per l'utilizzo interno.
In pratica, non esiste prova documentata che l'ingestione del miele di manuka possa essere utile per la gestione di infezioni interne all'organismo, ad esempio alle vie respiratorie o urinarie, nei confronti di candidosi e disbiosi intestinali, o per stimolare il sistema immunitario.
Va inoltre considerato che uno dei suoi principi attivi caratterizzanti per l'azione antibatterica, il metilgliossale, si degrada durante il processo digestione. E questo è sicuramente un bene, in quanto si tratta di una molecola fortemente citotossica, che nell'organismo umano viene detossificata dal glutatione e che sembra coinvolta:
Le proprietà antibatteriche del miele sono state tradizionalmente attribuite alla presenza di un enzima, la glucosioossidasi, che produce perossido d'idrogeno (più noto come acqua ossigenata), notoriamente dotato di un'azione disinfettante (battericida).
L'enzima glucosio ossidasi viene aggiunto dalle api al nettare, con la funzione di proteggerlo dalla proliferazione batterica nel periodo della sua trasformazione in miele; questo enzima rimane “silente” nel miele tal quale, ma si riattiva quando il miele viene diluito (per la minore concentrazione zuccherina) formando acido gluconico e piccole quantità di perossido di idrogeno.
Il perossido d'idrogeno rappresenta la componente dominante dell'attività antibatterica dei macrofagi, di cui stimola l'attività fornendo i substrati necessari per la glicolisi.
Agisce inoltre come un agente antibatterico diretto: attiva la proteasi che aiuta per il debridement (rimozione del tessuto necrotico della ferita) e migliora il flusso sanguigno cutaneo nei tessuti ischemici, stimolando la crescita di un nuovo tessuto e la formazione di nuovi radicali liberi, che amplificano la risposta antiinfiammatoria.
Tuttavia, aldilà del perossido d'idrogeno, il miele esercita la sua azione antibatterica anche attraverso altri meccanismi, come l'elevata pressione osmotica e l'acidità (il miele ha normalmente un pH tra 3,2 e 4,5).
In merito a quest'ultimo aspetto si ricorda che la maggior parte dei batteri preferisce un pH tra 7.2 e 7.4 per una crescita ottimale; esistono poi dei valori minimi di pH per la crescita delle varie specie patogene, ad esempio 4,3 per l'Escherichia coli, 4,0 per le Salmonella spp., 4,4 per la Pseudomonas aeruginosa e 4,5 per lo Streptococcus pyogenes.
Infine, l'alta osmolarità del miele, richiamando linfa e fluidi extracellulari, fornisce nutrimento per i tessuti in fase di rigenerazione della ferita. L'elevata osmolarità, inoltre, funge da "spugna" nei confronti dell'acqua cellulare dei batteri, determinandone la morte per disidratazione.
Il miele (incluso il miele di Manuka) si è dimostrato un mezzo molto efficace per rendere rapidamente sterili le ferite infette, senza gli effetti collaterali degli antibiotici, ed è altresì efficace contro alcuni ceppi batterici resistenti agli antibiotici.
Le sue proprietà antibatteriche e la sua viscosità garantiscono una barriera contro un'infezione incrociata delle ferite.
Oltre al perossido di idrogeno, esistono altre sostanze presenti naturalmente nel miele che possono essere considerate corresponsabili dei suoi effetti antisettici, e alcune di queste sembrano essere particolarmente concentrate nel miele di Manuka.
Negli esperimenti in vitro sono stati mostrati gli effetti antibatterici del miele di Manuka anche quando è stato privato del perossido d'idrogeno, il composto responsabile dell'azione antibatterica degli altri mieli.
Il Leptospermum scoparium, noto nella farmacopea indigena come manuka, è un piccolo arbusto sempreverde, che cresce soprattutto nelle zone settentrionali della Nuova Zelanda. Dai suoi fiori, le api ottengono un miele aromatico dalle spiccate proprietà antimicrobiche e antinfiammatorie.
Le qualità di questo miele sono state scoperte da Peter Molan, esperto biochimico e insegnate all'università di Waikato, e dal suo Team.
La principale proprietà antibatterica del miele di Manuka deriva dalla presenza dell'UMF, un insieme di molecole ad azione antibatterica che non vengono inattivate né dal calore né dall'enzima catalasi presente nei tessuti e nel siero (che inibisce la formazione di perossido di idrogeno).
In tal senso, particolare attenzione è stata riservata al già citato metilgliossale (MGO), che tuttavia agise in sinergia con altri elementi più o meno presenti nel miele di manuka.
Pertanto, considerata la presenza di più sostanze ad azione sinergica, attualmente si preferisce dare maggiore enfasi al cosiddetto UMF (fattore unico Manuka).
Il Fattore Unico Manuka (Unique Manuka Factor) viene anche chiamato “attività non dipendente da perossido di idrogeno” (NPA), proprio a sottolineare l'indipendenza d'azione da questa sostanza antibatterica che può svilupparsi in molti tipi di miele.
L'UMF è dato da un insieme di molecole ad azione antibatterica che non vengono inattivate né dal calore né dall'enzima catalasi presente nei tessuti e nel siero; il suo valore quantifica l'attività antibatterica tramite una relazione con la corrispondente attività antibatterica di una soluzione di fenolo: per esempio un miele etichettato UMF 5 ha la stessa attività antibatterica di una soluzione al 5% di fenolo.
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